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Ottobre 2019

Inaugura mercoledì 9 ottobre 2019 alle ore 18:30 nello spazio l’arabesque Cult Store di Largo Augusto 10, la mostra fotografica “IL JIZO CON IL CAPPELLO DI PAGLIA”.

Un progetto della fotografa Carlotta Bertelli e con la regia di Gianluca Guaitoli che insieme  svelano la favola giapponese in 20 immagini di “fotografia artigiana” stampate a mano in camera oscura a colori e in bianco e nero.

Protagonista della favola è il Jizo, qui rappresentato dal grande ritratto della top model Anna Cleveland, presente all’inaugurazione, che interpreta una delle figure più amate e rispettate nel buddhismo Mahayana, il Bodhisattva protettore dei bambini e dei viaggiatori.

Un percorso visivo che dà vita ai simboli di un racconto popolare sul valore della gentilezza, della resilienza, del dono disinteressato.

Si ritrova ancora una volta la poesia del Giappone, la sua sobrietà e profondità che ispirano da quasi 10 anni il lavoro nelle collezioni, nelle proposte e nel décor per l’arabesque di Chichi Meroni.

Una poesia che si accompagna alla passione di Chichi Meroni e di sua figlia Violetta, che ha curato la mostra, per la fotografia “come una volta”. Lo scattolento e pensato di una vecchia Rolleiflex, la ricerca, la stampa fatta a mano con il racconto che si svela lentamente su un foglio bianco davanti agli occhi di chi ha saputo trovare e interpretare gli elementi per raccontare il messaggio e lo spirito del Bodhisattva senza ricorrere alla parola scritta, lasciando alla fantasia dello spettatore riuscire a decifrarlo e farlosuo.

 

La mostra inaugura il 9 di ottobre e resterà aperta al pubblico fino al 31 ottobre (escluse le domeniche) dalle 10:30 alle 19:00

 

LA FAVOLA

Mukashi mukashi… c’era una volta una casa in cui non c’era neanche un chicco di riso da mettere in tavola, ed era anche l’ultimo giorno dell’anno. «Prendi il gomitolo di seta che abbiamo filato e vaia venderlo per comprare un po’ di riso» disse la donna all’uomo.

Al mercato, l’uomo non trovò nessuno che volesse comprare ungomitolo di seta, e neppure scambiarlo con un sacchetto di riso. Così riprese la strada del ritorno, con il capo chino. Dopo un po’ una voceglielo fece rialzare: «Chi vuole un bel cappello di paglia!?» gridava un vecchio venditore, che veniva verso di lui.

I due si incontrarono, si guardarono e scossero la testa: nessuno quel giorno era interessato né a gomitoli di seta né a cappelli di paglia. La gente comprava solo cibo e nient’altro che cibo.

«Non ti conosco, ma che cosa te ne farai di un gomitolo di seta stasera?» disse il vecchio venditore. «E poi non si può tornare a casa con la stessa merce con cui si è partiti!»

«Sono d’accordo!» disse l’altro.

Così chi aveva il cappello di paglia si prese il gomitolo di seta, chi aveva il gomitolo il cappello, e si salutarono.

Era già buio e una tormenta di neve sorprese l’uomo che tornava a casa con il cappello di paglia. Il vento soffiava e, perso nella notte, un Jizo di pietra tremava dal freddo.L’uomo ne ebbe compassione e gli mise in testa il cappello di paglia per ripararlo almeno un po’ e, a mani vuote, si avviò verso casa.

«Non ho venduto il gomitolo di seta, l’ho scambiato con un cappello di paglia» disse, appena entrato in casa. «E il cappello di paglia l’ho messo in testa a un povero Jizo che tremava dalfreddo.»

«Hai fatto bene» commentò la donna, «cappello o no, la nostra cena non sarebbe cambiata!». E mentre la bufera continuava  a imperversare, i due poveretti andarono a dormire a stomaco vuoto.

Nel cuore della notte, colpi e rumori li svegliarono. E c’erano anche voci, sempre più vicine. Alla fame e al freddo si aggiunse la paura.

Poi un gran tonfo e un sonoro «Grazie!» attraversarono la notte, la casa e li raggiunsero nel letto. Tremanti, si alzarono e andarono alla porta. Nel buio videro la schiena di un Jizo che scivolava via con il suo passo di pietra.

E sulla soglia c’era un sacco. Un sacco pieno di monete d’oro. Era tanto tempo fa.

 

L’arabesque ringrazia la Franco Cosimo Panini Editore per l’utilizzo del testo tratto da “Mukashi Mukashi – C’era una volta, in Giappone”, di Giusi Quarenghi e realizzato in collaborazione con la Fondazione Štěpán Zavřel, con la con la consulenza della professoressa Maria TeresaOrsi

Maggio 2019

Maggio 2019

Maggio 2019

6 MAGGIO 2019

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

” LEONARDO, primo designer. IDEE, SOGNI E PROGETTI”

 

Voluto da Snaitech, da una idea di Mario Viscardi prende vita il progetto Leonardo Horse project, 13 tredici riproduzioni del colosso di Leonardo, che troneggia all’Ippodromo, vestite e decorate da altrettanti creativi. “Leonardo primo designer” scritto da Cristina Morozzi e Massimo Temporelli, pubblicato da Hoepli, ne è il corollario narrativo.

Aprile 2019

L’ARABESQUE DESIGN WEEK – 9 – 14 APRILE 2019

   

 

 

 

L’arabesque Design Week – dal 9 al 14 aprile dalle ore 10 alle 20, l’arabesque Design Gallery vi invita a scoprire “la Melodia del Vento” – la nuova linea di arredi di Chichi Meroni e “Kabuki” ,installazione luminosa di Andrea Mancuso di Analogia Project.

“Ci sono persone animate da una insaziabile voglia di creare, in grado di applicarsi negli ambiti più diversi. Si tratta di una disposizione naturale da coltivare e nutrire quotidianamente; di un’attitudine a scoprire e a conoscere, che guarda al passato per traghettare il presente verso il futuro.
Chichi Meroni la possiede. Ma, come molti eclettici, dedita al fare, non si occupa del comunicare. Immagina, disegna, progetta spazi, arredi, abiti…. e non si sofferma a contemplarli, mossa dall’urgenza di nuove visioni. Non avverte la necessità di raccontare e spiegare. Preferisce inventare, stimolata dal desiderio di dare forma alle sue idee. Il Salone del mobile 2019 rappresenta una svolta: Chichi ha deciso di occupare il posto in prima fila che le spetta e si svela come designer della collezione di arredi, “La melodia del vento”, un progetto intimamente legato alla sua passione per la cultura giapponese. Il nome della serie rimanda a Arashiyama, la più grande foresta di bambù al mondo, nei pressi di Kyoto, dove, secondo quanto sostengono i giapponesi, il vento, frusciando tra i fusti, produce una lieve melodia. La collezione si compone di una libreria, di alcune sedute, di tavoli alti e bassi, di uno scrittoio e di un mobile ad ante portatelevisore. Il comun denominatore è rappresentato dalle sottili gambe in metallo canna di bambù, laccate, che donano levità alle forme pulite e essenziali, dalle finiture dagli intensi colori delle lacche Urushi e dai riferimenti costanti alla filosofia Zen che hanno ispirato la collezione di arredi e la loro scenografia con i pavimenti di tatami, gli shoji per separare i tre spazi dedicati rispettivamente al pensiero, alla lettura/scrittura e al suono che si affaccia, come un palcoscenico su un giardino zen, traversato da un camminamento che permette di avvicinarsi alle creazioni esposte simulando una passeggiata nei veri giardini giapponesi.
La poltrona con i draghi, simbolo di protezione nelle filosofie orientali, è posta al centro dei cerchi concentrici del giardino.
I rivestimenti: la seta, il velluto, lo skai, e il politilene rappresentano lo scorrere del tempo al pari del fluire dell’acqua nei giardini Zen.
La collezione rivela il sobrio e elegante approccio di Chichi al progetto e la sua disposizione a costruire atmosfere contemporanee, contaminando colti riferimenti culturali con una innata attitudine esperienziale. Completano la proposta degli ospiti: due giovani creatori, Sonia Pedrazzini, autrice di una serie di colte ceramiche “Le Morandine”, ispirate ai dipinti di Giorgio Morandi e Sebastiano Fischer, solitario ceramista, che a Pantelleria, dove è nato e ha scelto di vivere, dopo gli studi all’ Accademia d’arte di Venezia, crea vasi dalle forme archetipiche, smaltati con miscele di materie dell’isola, come l’ossidiana, le argille vulcaniche e i fanghi del lago di Venere, che compongono una tavolozza dalle impreviste sfumature, illuminata da bagliori metallici.”

Cristina Morozzi, Aprile 2019

 



Kabuki

Un’installazione luminosa di Andrea Mancuso/Analogia Project

“La galleria L’Arabesque di via Francesco Sforza 4, in occasione del Salone del mobile 2019, si trasforma nella metafora di un teatro kabuki con una scenografia creata da Andrea Mancuso/ Analogia project. Il palcoscenico ha il fondale continuo, costituito da Shoji in carta di riso e il pavimento ricoperto da una serie di tatami disegnati su tela. Gli11 attori di questa statica rappresentazione sono dei simulacri, figure leggere, prive di peso corporeo, che fluttuano nello spazio, vestite con i preziosi kimoni antichi, appartenenti alla nutrita collezione di Chici Meroni, con teste luminose, costituite da lampade Cocoon degli anni 50/60 appartenenti alla ricca raccolta dell’Arabesque. La cultura giapponese, con i suoi simboli, le sue delicate sfumature cromatiche, i contrasti di luci e ombre, rappresenta il legame con l’altra installazione la “Melodia del vento,” dedicata all’esposizione dei nuovi arredi, disegnati da Chichi Meroni, ispirati alle figure iconiche della filosofia zen, il cerchio, il quadrato e il triangolo, contestualizzati all’interno di una “Minka”, la tradizionale casa giapponese, circondata da un giardino zen, con un camminamento di doghe in legno che accompagna all’ingresso della casa, aperta, come un palcoscenico, per mostrare i suoi tesori.”


Cristina Morozzi, Aprile 2019

Marzo 2019

PRESENTAZIONE DEL LIBRO ” GIO PONTI A MILANO ”  26 MARZO 2019
A l’arabesque Design Gallery di Largo Augusto 10, raccontano la Milano di Gio Ponti, Salvatore Licitra, nipote e direttore dell’Archivio Ponti nonché co-curatore della della grande retrospettiva Tutto Ponti. Gio Ponti Archi-Designer al Musée des Arts Décoratifs di Parigi (fino al 5 maggio 3019), Paolo Rosselli, fotografo e figlio di Alberto, storico socio dell’architetto, e Cristina Morozzi, giornalista di design, critica e curatrice.

Prefazione di Stefano Boeri
Testi di Lisa Licitra Ponti
A cura di Paolo Rosselli e Salvatore Licitra

In questo libro sono raccolte le architetture che Gio Ponti ha progettato dal 1925 al 1971 a Milano. In tutto sono una quarantina di edifici. A parte alcune architetture che hanno subito alterazioni radicali, queste case, chiese, uffici sono rimasti come una felice eredità ai milanesi che ci vivono, vi lavorano e le contemplano da quasi un secolo.